L’importanza del linguaggio deriva dalla intrinseca facoltà di intendere molto più di quello che vuole dire. Sembra un gioco di parole, ma è un concetto che si affianca alla differenza fra significante e significato. Insomma ogni singola parola pur scritta e pronunciata sempre nello stesso modo, ha in sé idee e immagini lievemente diversi a seconda della situazione e delle persone coinvolte nella conversazione. In quest’ottica, per realizzare una scuola inclusiva, l’attenzione alla comunicazione è fondamentale.
Scuola inclusiva: attenzione al linguaggio
Questa premessa per ricollegarsi a uno spunto interessante inerente la scuola e le fin troppe sigle ed espressioni che oggi si usano per descrivere le diverse situazioni in cui si trovano gli studenti. Una di quelle che a noi suona di recente introduzione – e ci auguriamo anche sparisca rapidamente – è “alunno di sostegno”. Viene usata per indicare ovviamente uno studente che ha diritto ad alcune ore di sostengo.
E’ sicuramente una terminologia considerata tecnica, che verrà utilizzata solo fra insegnanti in occasioni di riunioni o programmazione. Eppure non si riesce a non sentirla estremamente stonata e, almeno a nostro parere, anche piuttosto errata. Nessuno alunno può essere di sostegno , non certo in senso tecnico, dato che è lui ad aver bisogno di usufruire di tale prestazione. Si intende quindi l’alunno cui è stato affidato il sostegno, e in questi termini la questione è molto diversa, perché pone l’accento solo su un parte della persona e non sull’insieme.
E’ vero che a prima vista può sembra una sottigliezza lessicale: in fondo per lo studente in questione si dovrà redigere un PEI, che racchiude il percorso personalizzato da affrontare, che sia in termini di metodo, assistenza o programma. In qualche modo, quindi, è vero che affronterà un cammino diverso dai suoi compagni. Ma quello che è sempre da ricordare, è che ognuno affronta un cammino diverso da tutti gli altri; sottolineare “alunno con sostegno” significa metterlo a lato rispetto all’intera classe, ovvero il contrario del concetto di scuola inclusiva che è alla base del lavoro dell’insegnante di sostengo.
Il ruolo del docente
A proposito di questa figura, dire “insegnante di sostegno” è corretto”? Tecnicamente sì, dato che quella è l’ambito in cui lavora, sempre ricordando che l’insegnante è affidato all’intera classe, nella quale è presente almeno un alunno con disabilità. La legge relativa (n. 517/1977) parla dettagliatamente di insegnanti specializzati assegnati alle attività di sostegno; sorvolando sulla questione della specializzazione, che sembra essere una sorta di chimera, bisogna ammettere che l’espressione ufficiale è evidentemente troppo lunga per essere usata quotidianamente. Inoltre va sottolineato che la specifica “di sostegno” non è legata alla persona, ma alla sua professione: si fa l’insegnate, mentre si è studenti. Quindi le specifiche in merito hanno un peso molto diverso.

E’ vero che c’è il rischio che il sostengo, legato alla parola docente, rischi di diventare una etichetta per insegnante e alunno, ostacolando il percorso verso una reale scuola inclusiva. Allora sarà molto più semplice chiamarlo semplicemente insegnante, maestro o professore. Allo stesso modo in cui i ragazzi si chiameranno alunni o studenti, e poi magari per nome, così da identificarli per quello che sono: persone con individuali necessità.
Comunicazione inclusiva: il webinar
Il linguaggio quindi è uno dei veicoli, forse il più immediato, per diffondere una cultura inclusiva. In questo modo il cambiamente avviene in maniera probabilmente lenta ma anche molto efficace. Perché significa che il concetto si è installato nell’inconscio personale e da lì a quello collettivo. Certo le parole da sole non bastano, per cui concentrarsi solo su questo aspetto diventando puntigliosi non solo non è utile ma può diventare controproducente. Ricordarsi ogni volta di dire persone con disabilità invece che “i disabili” lascia il tempo che trova, se poi gli individui in questione restano fuori da un teatro perché manca l’accesso; esattamente come dire avvocata invece di avvocato cambia poco se poi tutte le altre forme di pregiudizio nel lavoro permangono.

Però la storia insegna che alcune modifiche del linguaggio corrispondono a un cambio di mentalità e quindi della società. Per questo condividiamo come apprendere gli strumenti di un linguaggio inclusivo spontaneo, così da sapersi destreggiare in ogni situazione.
E’ il tema del nostro webinar gratuito “Tattiche di conversazione inclusiva” in programma sabato 11 febbraio alle ore 17. Per iscrizioni info@storiecocciute.it



