Felice Tagliaferri, scultore non vedente di fama mondiale

Felice Tagliaferri è un ragazzino di 13 anni da poco trasferitosi a Bologna. Gli piacciono le stesse cose dei ragazzini della sua età, ma sta per scoprire che molte cose le dovrà fare diversamente. E’ il 1982, e a quel ragazzino viene infatti diagnosticata una patologia del nervo ottico; è una malattia degenerativa, per cui in qualche anno Felice diventa cieco.

E’ il 1997, Felice ha 28 anni e ha trovato lavoro come centralinista, una delle occupazioni comunemente suggerite per chi è non vedente. Eppure nel suo destino è previsto che lui faccia qualcosa di totalmente diverso. Il cambiamento arriva grazie a uno scultore, Nicola Zamboni. Docente all’Accademia di Brera, Zamboni contatta l’Unione italiana dei ciechi e degli Ipovedenti per lanciare un progetto: capire come formare persone non vedenti perché siano in grado di ricreare oggetti di uso comune scolpendoli.

Fra coloro che rispondono all’appello c’è anche Felice. Ed è lì  che inizia la sua vita d’artista.

Descrizione immagine: Felice aiuta una ragazzina ad analizzare con le mani una scultura moderna in marmo chiaro. Felice indossa una maglietta roosa; la ragazza porta gli occhiali e ha una maglietta grigia. I due sono ripresi di fronte, la statua è davanti a loro all’altezza del busto

Felice Tagliaferri si appassiona immediatamente alla scultura. Lavora la creta, ma vorrebbe fare di più: lavorando solo con quel materiale non si sente abbastanza stimolato. Zamboni però è perplesso: nel suo laboratorio ci sono sì scalpelli, martelli, marmo ma come potrebbe Felice lavorare senza farsi male? “Dammi in mano gli strumenti e vediamo cosa riesco a fare” propone lui. Detto, fatto. Felice comincia a scolpire nel laboratorio. Qualche mese dopo, passa un critico d’arte e vede le sue sculture. Non sa che chi le ha fatte non le ha mai viste con gli occhi; semplicemente colpiscono la sua attenzione e propone all’artista di fare una mostra. Felice espone, e vende due dei suoi pezzi. Comincia a capire ch può davvero intraprendere un nuovo percorso.

E’ il 2008, Felice ormai è uno scultore di professione. E’ a Napoli, deve presentare una mostra. Insieme ad altri artisti del Museo Tattile Omero visita la Chiesa di Santa Maria della Pietà; vuole vedere il “Cristo Velato” di Giuseppe Sanmartino. Per Felice, vedere significa toccare con mano, letteralmente, così da imprimersi l’immagine nella mente. Ma questa opportunità non gli viene concessa. E’ vietato toccare la statua; se lo facessero tutti, col tempo il marmo si rovinerebbe, è la motivazione che gli viene data del diniego.

Felice è infuriato. Non accetta di essere tenuto in disparte, di non poter accedere a uno delle maggiori espressioni della creatività umana: l’arte scultorea. Decide che deve fare qualcosa, per lui e per tutti gli altri. Si mette d’accordo con Massimiliano Trubbiani, curatore museale del museo Omero, per sapere, nei minimi dettagli, come è fatto il Cristo Velato. I due conoscono il meccanismo: chi vede con gli occhi, vede prima l’immagine totale di un oggetto, e poi scende nei particolari. Chi è non vedente invece parte dai dettagli, e man mano ricostruisce l’immagine totale.

Felice Tagliaferri e la nascita del Cristo Rivelato

Ci vogliono tre giorni interi, per raggiungere l’obiettivo. Trubbiani gli descrive, centimetro per centimetro, ogni dettaglio, linea, curva, angolo della statua. Felice si imprime quella immagine nella sua mente, e si mette al lavoro. Prima fa un bozzetto in creta, il materiale con cui era iniziata la sua avventura da scultore. Poi acquista il marmo necessario e comincia a ricreare l’opera.

Descrizione immagine: il Cristo Rivelato ripreso all’altezza del busto e del viso. Sul capo della statua la mano destra di Felice. Sul velo sulla spalla del Cristo, la mano di Felice che guida la mano di un bambino.

 Non è un compito semplice, ma Felice non demorde mai. Ci vogliono due anni, ma finalmente ottiene il risultato: ha realizzato una copia del Cristo velato, che battezza Cristo Rivelato.  Questa si può toccare, anzi è fatta apposta per essere toccata da chi non può ammirarla con lo sguardo, e allora usa le dita. L’opera ottiene un successo internazionale; se ne interessa anche l’agenzia di stampa britannica; l’articolo fa il giro del mondo, tanto che viene tradotto in 34 lingue.

Così Felice Tagliaferri diventa ambasciatore dell’arte, che deve essere fruibile da tutti. La sua storia viene raccontata anche da Candido Cannavò, giornalista e storico direttore della Gazzetta dello Sport, nel libo “E li chiamano disabili”, nel quale sono raccoglie biografie di persone disabili che hanno raggiunto grandi successi nel loro campo. Felice è ormai un artista affermato, riconosciuto anche all’estero.

Nel 2022 ottiene un nuovo, grande riconoscimento dal Centro Universitario Europeo per i Beni Culturali di Ravello: è insignito del titolo “Patrimonio Vivente” per la Valorizzazione del Patrimonio Culturale materiale ed immateriale.

Perché l’obiettivo di Felice è quello di portare l’arte a chiunque. Per diffondere la sua missione realizza una “Carta dei diritti delle persone con disabilità” scolpita nel marmo. E’ un’opera itinerante, che viaggia per nave. ’intento è farla sottoscrivere dai grandi capi di Stato, perché prendano un impegno; e firmare nel marmo è un impegno a lungo termine.

Descrizione immagine in evidenza: Felice mentre tocca la Pietà di Michelangelo. Felice è ripreso di profilo; indossa una polo rossa. La maano sinistra è alzata a toccare il volto della Verginaa Maria.