L’INCLUSIONE E’ UNA SCELTA (Out of my mind – USA, 2024)
“Cose che voglio: bei vestiti, tette più grandi, le mestruazioni, piacere ai ragazzi”
“Cose che amo: il rumore della sedia a rotelle quando vado veloce, i vestiti coi brillantini, avere il costume più bello di tutti per Halloween”
QUANTO È BELLO QUESTO FILM!
Out of my mind è un film bellissimo sotto ogni punto di vista. Per come è costruito, per l’equilibrio con cui sono rappresentati i personaggi, per l’immediatezza con cui si rappresenta la quotidianità, per la capacità di mettere in evidenza le difficoltà senza indugiarci troppo, per riuscire ad affrontare il delicato tema della rabbia adolescenziale e del rapporto fra i coetanei.
Nella mia opinione è il miglior film che sia riuscito a raccontare una disabilità complessa, vissuta da una ragazzina e rivolto a un pubblico di giovanissimi. In un paio di ore riesce a toccare temi articolati e basilari come la voglia di indipendenza, la difficoltà di un distacco dai genitori, la consapevolezza della diversità dal gruppo dei pari, la miopia di chi la disabilità non la vive e in qualche modo ne ha paura.
E poi c’è la scuola, una scuola con classi separate, dove si raggruppano tutti i ragazzi cui si dà l’etichetta di “speciali”, che in comune hanno solo il fatto di avere un qualche tipo di disabilità. Questa appiattisce le differenze e le caratteristiche personali: non c’è più divisione secondo l’età e neppure secondo le competenze o le capacità. Non importa se la limitazione sia di tipo fisico o intellettivo, di quali strumenti abbiano bisogno per studiare perché, di fatto, a loro non viene presentato un programma di studio personalizzato ma solo un luogo in cui stare.
L’importanza della scuola per l’inclusione, anche sociale
Qualcosa che, almeno sulla carta, da noi non esiste, considerando che il modello italiano, per quanto possa talvolta essere manchevole nella sua applicazione, è nei suoi principi un esempio da esportare. Il film sottolinea una volta di più quanto la scuola abbia un ruolo fondamentale nella vita di un ragazzo, non solo come luogo in cui socializzare ma proprio come opportunità di sviluppo delle potenzialità di ciascuno. Perché non è soltanto lo studente disabile a trarre vantaggio dalla convivenza con i coetanei, ma il gruppo nel suo complesso, insegnanti compresi, che hanno la possibilità di imparare come ogni loro azione abbia un impatto potente sugli altri.
Perché i limiti esistono e si devono per forza accettare, ma come reagire dipende dal singolo. Come spiega Melody:
“Ci sarà sempre il brutto tempo o un ascensore rotto, è conseguenza della sedia e non ci si può fare niente. Ma voi mi avete esclusa, e questa è stata una scelta fatta da voi.”
TRAMA
Melody è una ragazzina di 12 anni con una paralisi cerebrale che la blocca nei movimenti e non le permette di parlare. Si esprime indicando lettere e disegni su una tavola che porta sempre con sé, ma questo non le basta. Melody può fare molto di più e se ne accorge una specializzanda che arriva a far pratica nella classe speciale che la ragazza frequenta.
La nuova insegnante ottiene che Melody passi un pomeriggio a settimana nella classe prima media, insieme ai suoi coetanei e seguendo un programma regolare. La ragazzina cerca di fare amicizia e integrarsi, ma le difficoltà di comunicazioni la frenano. I genitori riescono a ottenere uno computer con sintetizzatore vocale grazie al quale Melody riesce finalmente a esprimersi più rapidamente.
Quando a scuola arrivano le selezioni par partecipare a competizioni scolastiche in storia, Melody ottiene il punteggio massimo ma all’inizio non è ammessa semplicemente perché il professore non aveva nemmeno corretto il suo compito. Superato lo scoglio, Melody entra in squadra ma fatica comunque a farsi accettare, sebbene sia lei che porti i compagni alla vittoria della prima selezione. Si deve partire per la finale a Washington
SPOILER
Il giorno della partenza l’intera squadra fa colazione insieme, ma Melody non è stata invitata. Viene avvisata all’ultimo ce il loro aereo è stato anticipato ma non riesce ad arrivare in tempo all’aeroporto. Superata la rabbia e la delusione, Melody si presenta in classe e pretende di restare a studiare con i suoi coetanei.



