Giulio sta facendo la terza media. E’ un momento importante nella vita di un ragazzo, perché è il momento in cui decidere davvero cosa fare del suo futuro.
Il futuro di Giulio è un po’ più complesso di quelli dei suoi coetanei: ha una disabilità intellettiva, con problemi del comportamento, non è verbale e si esprime tramite un tablet; la sua condizione viene definita “a basso funzionamento”. In parole più semplici, la sua autonomia è limitata e ha bisogno di sostegno per quasi ogni attività.
Nessuna di queste condizioni ovviamente gli preclude la scuola, né tantomeno la possibilità di perseguire e sviluppare interessi e competenze. Giulio ama moltissimo la musica: lo rilassa, lo appassiona. Soprattutto lo stimola e diventa un canale comunicativo importante.
La mamma di Giulio prende in considerazioni le varie opzioni che si presentano a un ragazzo che deve iscriversi alle scuole superiori. Il pensiero va al liceo musicale, una dei pochissimi indirizzi scolastici italiani che offrano un percorso in questo ambito.
Così la mamma prende contatto per conoscere le disponibilità. La disabilità di Giulio non è un ostacolo all’iscrizione: ogni scuola italiana, di qualsiasi ordine e grado, deve accettare la domanda di iscrizione di qualsiasi alunno. Questa è la norma, ma la realtà purtroppo è talvolta diversa: il liceo musicale non è pronto ad accogliere i ragazzi come Giulio. Non c’è un musico terapeuta, per esempio, né un approccio terapeutico alla musica.
Le scuole superiori a indirizzo musicale sono pensate principalmente per ragazzi che vogliono trasformare questa passione in un lavoro. Un obiettivo comprensibile, ma questo preclude un percorso di studi artistico a tanti ragazzi che hanno una loro particolare predisposizione per la musica.
Giulio non frequenterà un liceo, il prossimo anno. Si avvicinerà a una scuola professionale o a un centro diurno, e cercherà percorsi personali e privati per coltivare la propria passione.
Le scuole superiori e la disabilità
Una volta usciti dalle scuole medie, spesso i ragazzi con disabilità si trovano in un limbo, soprattutto se la loro condizione è complessa. Ci sono poche offerte, formative o di istruzione, che possano rispondere a bisogni diversi.
Il caso di Giulio è emblematico, ma non isolato. E’ vero che un liceo musicale deve fornire una preparazione a quei ragazzi che desiderano intraprendere una qualsiasi carriera in questo ambito, ma la scuola dovrebbe essere prima di tutto luogo di aggregazione e di crescita personale. Giulio difficilmente sarà un musicista professionista da adulto, ma la stessa cosa accade a molti altri ragazzi. La musica è un linguaggio universale, e dovrebbe essere trasmessa e condivisa per la sua innata capacità di lasciar esprimere la creatività interiore, e non solo come una materia scolastica.
Inoltre anche i corsi di musica privati, per come vengono comunemente intesi, sono raramente accessibili per chi ha una disabilità importante. Ci sono sì terapisti che attuano percorsi ad hoc pensati per adattarsi alle diverse esigenze delle persone disabili; spesso però i costi sono impegnativi, perché si tratta di quasi si percorsi terapeutici più che semplici attività culturali o ricreative. Non tutte l famiglie possono sostenere l’impegno economico e così molte sono costrette a rinunciare.
Così il rischio è quello che ragazzi come Giulio passino le loro giornate in casa o in centri diurni, ambienti troppo protetti e talvolta poco stimolanti in termini di confronto con i coetanei. Eppure, è proprio con la relazione è il confronto, che le capacitò personali si sviluppano, anche e soprattutto di chi ha un profilo a basso funzionamento.



